Sul tuo corpo ho coltivato i colori spezzati, negli spazi e nelle pieghe, furono poetesse le carezze e i morsi nell'ultima alba senza sete. Sul mio corpo restarono le tracce di ombre pallide, quiete e discrete, oscurità nuove dai confini lassi, le ultime assenze con fondamento. La brama di vederti si tradusse in passato, davanti al vestigio di averti, le mie braccia smisero di soffrire nelle albe di discesa involontaria e i miei occhi non giustificarono la loro eloquenza quando la tua virtù non li giustificò aperti. Intanto, nomi di cose senza motivo mi inseguono ogni notte, nomi di baci non dati, sollievi di vecchi abbracci; prima di dormire ricordo sempre i tuoi capricci. Infine ho imparato che nel passato dorme la pazienza e bisogna lasciarla crescere in silenzio, finché, sola, si perda nella coscienza. La nostra storia finisce senza applausi, non c'è sipario né ovazione, fummo una raffica nel tempo del cielo e un lieve fastidio nella vita del silenzio.
I colori spezzati
di Lucio Durán
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